Agnese Azzarelli
Da Boldini a Man Ray, innumerevoli gli artisti che immortalarono la Musa egoista. Nato troppo tardi per coronare il sogno di realizzarle un cappello, Pasquale Bonfilio si accosta, sin da piccolo, al lavoro creativo: ai giocattoli preferisce la plastilina, frequenta corsi di scenografia teatrale e di restauro, è pasticcere e barman. La sua sfaccettata personalità capace di trasmigrare dalla decorazione, alla pittura, alla modisteria rivendica una sua unità nelle creazioni.
Le tue passioni, per l’arte e la modisteria, talmente si compenetrano da dar vita ad un cappello realizzato a partire da un’opera di Benozzo Gozzoli. Forse che l’arte sia la tua primaria fonte d’ispirazione?
Decisamente è dall’arte che traggo molta della mia ispirazione. In particolar modo il rinascimento italiano è un periodo di grande stimolo per me, in particolare per quello che riguarda gli accostamenti di colore. Per quanto riguarda invece le forme, ho altre due grandi fonti di ispirazione: il periodo vittoriano ed il cinema e l’Italia degli anni ‘50 e ‘60.
Foto: Ignazio Sguera.
Spesso, nel tuo lavoro, parti da un capo storico o correlato ad una figura, come quella del gondoliere, e lo destrutturi. Ci puoi descrivere questo modus operandi, facendo degli esempi?
Non sempre si può parlare di destrutturazione: generalmente mi piace ispirarmi a un modello e ricrearlo ma giocando ad alterarne le proporzioni, i colori o alcuni dettagli per renderlo più attuale. In un certo senso faccio quello che faceva Warhol: riproporre allo spettatore qualcosa di noto, modificandolo in parte di modo da attualizzare senza stravolgere.
Pasquale Bonfilio descrive il suo lavoro come una creazione ansiosa, rifacendosi e a Picasso e a Bacon. Di Picasso adora il ritratto a Paolo, nelle vesta di Arlecchino, il cui copricapo ritorna nel suo Napoleone grigio, destrutturato come fosse un origami e questo senza voler emulare l’artista senza tempo, ma perché Bonfilio lavora mettendo a frutto tutto, anche l’inespresso, anche ciò che ha riposto nei cassetti di una memoria che riaffiora nelle sue creazioni, quasi fosse una magia.
