Agnese Azzarelli
Caro Signor Rossellini,
ho visto i suoi film Roma Città Aperta e Paisà e li ho apprezzati moltissimo. Se ha bisogno di un’attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo «ti amo», sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei.
Ingrid Bergman, 8 maggio 1948

A Roberto Rossellini toccò il privilegio di poter avere al suo fianco la Bergman a colori. Fu forse per eccesso di gelosia che, seppur non esclusivamente, scelse di immortalarne l’immagine in pellicole in bianco e nero, quali Stromboli terra di Dio, Europa ’51, Viaggio in Italia e La paura. Tra queste Stromboli è film sul quale all’epoca si scrisse molto e che restituisce uno scorcio di Sicilia franta dai contrasti, come se l’umore della terra isolana non potesse essere raccontato altrimenti, come se Stromboli non potesse comparire se non nelle sfumature del bianco e del nero.
Del film ne esistono più versioni. Quella italiana, intitolata Stromboli terra di Dio, uscì a Torino nell’ottobre del 1950, documentando l’arrivo della protagonista, Karin, maritatasi ad un italiano, in terra straniera. La relazione tra i coniugi, in breve tempo, andrà a tingersi dei contrasti del bianco e del nero con cui l’occhio della cinepresa sceglie di raccontare il paesaggio stromboliano. La minaccia del vulcano, lo sguardo ricalcitrante degli isolani, alimentano lo iato tra la protagonista e il paesaggio circostante, quasi a fendere la pellicola di un ulteriore scarto, quasi a rimarcarne i contrasti.
Ugualmente contrastato, sul piano della critica, anche cattolica, il film e, in particolare, la conversione finale di Karin. Scrive Piero Regnoli, su «L’Osservatore Romano»: «Tutto è risolto, per intenderci, all’americana, secondo gli schemi semplicistici del lieto fine». Eppure questo film ben si distanzia dallo stereotipo americano, tanto è vero che nella versione statunitense sono espunti i tempi dell’attesa rosselliniana: dal lungo viaggio verso Stromboli, al vagabondare della protagonista per le strade del villaggio, alla fuga in mare, ma, soprattutto, alla sequenza della tonnara.
