Agnese Azzarelli
Come faccio a spiegare a mia moglie
che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?
Joseph Conrad
W I N D [ ] W: una collezione nella quale si fondono le linee, i volumi di un’avveniristica struttura in vetro e la poesia dell’organza. Un minimo comune denominatore: la trasparenza o, piuttosto, la scoperta che la trasparenza è qualcosa attraverso cui si può vedere.
Celata dietro il nome della collezione, Claudia Rita Maria Cascio, giovane fashion designer diplomatasi presso l’Accademia di Costume e Moda. La passione per i fiori, la pittura, la fotografia e il frasario di Matisse.


In quale frangente nasce la tua collezione e come si sviluppa?
W I N D [ ] W nasce presso l’Accademia di Costume e Moda di Roma. Viene realizzata per il Talent 2022, al termine del mio terzo anno.
W I N D [ ] O W, questo il nome della collezione, nasce tra le quattro mura di una stanza a Roma durante il periodo della quarantena. Mi trovavo a dover realizzare i miei capi, non avevo inizialmente la possibilità di ricevere ispirazione dall’esterno. Avendo la passione per la pittura, ho raccolto i miei collage e dipinti realizzati anche su superfici non convenzionali, come ad esempio su jeans…. Fino a quando non ho realizzato che l’unico modo per vedere cosa accadesse fosse guardare dalla mia finestra. Guardare dalla finestra ha voluto dire vederne mille altre e rivedere le linee che avevo già tratteggiato sui miei fogli, sulle mie superfici non convenzionali. Le finestre erano quadrate, doppie, tonde, alle volte contenevano, a loro volta, altre geometrie. Le ho fotografate.
Fase successiva del progetto è stata quella di unire le foto ai disegni, specie di fiori, simboli di rinascita; riunire foto e disegni in unico progetto. Il mio strumento, il trait d’union è stato Photoshop. Photoshop mi ha permesso di tradurre le mie idee, la mia creatività in un mondo di stampe. Per ogni look ho realizzato almeno tre stampe diverse. La sovrapposizione di motivi floreali, colori, finestre, costrutti geometrici ho voluto venisse stampata su organza, proprio per la sua trasparenza, a rammemorare la genesi del mio progetto.
Cosa celano le finestre che hai immortalato?
Le finestre, come scriveva Matisse, sono un elemento che permette di unire il mondo esterno e il mondo interno. Per i taoisti la finestra è lo specchio dell’anima dalla quale si può vedere attraverso.
Il mio progetto è di speranza: volevo trasmettere quello che ogni persona ha vissuto nella propria casa. Continua ad attrarmi il giovane che suona il violino dalla finestra della sua abitazione, dipinto nel 1918 da Henri Matisse.
La finestra può essere un elemento di comunicazione.


Quali le tue maggiori fonti di ispirazione?
Mi sono ispirata all’artista Sho Shibuya che, con SUNRISE FROM A SMALL WINDOW, ha trattato, dalla sua stanza di Brooklyn, le uscite del New York Times, sovrapponendo ai risultati catastrofici dipinti su quelle pagine i tramonti e le albe che vedeva dalle e sulle finestre.
Ho voluto rendergli omaggio realizzando la gonna di uno dei look, con una sfumatura nata nella sua stanza, a Brooklyn. La mia collezione ha colori per lo più tenui, la mia scelta cromatica ha voluto offrire conforto, primariamente a me, in quel momento buio.
Un’altra fonte di ispirazione tra le tante scaturisce dallo studio del lavoro creativo di Ettore Spalletti, scultore e pittore italiano, definito anche l’artista dell’azzurro. Per Spalletti il celeste ed il blu non erano colori, ma sensazioni di calore umano.

