Laura Gagliano
Anche per questa edizione invernale è calato il sipario su Altaroma, che, tra abiti da guerrieri, outfit dalle linee rigorose e pulite o leggiadre ed ecosostenibili, ha portato sulle passerelle per le collezioni F/W ‘23 – ‘24 giovani designer ricchi di talento e innovazione. Ogni passerella ha fatto il tutto esaurito di pubblico e celebrity, raccogliendo ampi consensi positivi sulle collezioni.


Saman Loira, brand giovane Made in Italy dalla verve romantica e sofisticata, ha portato ad Altaroma le sue creature fatate, che attraverso un percorso di rinascita e purificazione hanno calcato la passerella con abiti che rubano i colori alla madre terra.

Dai toni caldi e ambrati del deserto arido passando al verde brillante delle rigogliose vallate, per poi risplendere di luce propria su outfit in seta color pelle, leggeri e preziosi. Un vero inno alla bellezza e al risveglio di Santa Brigida, che secondo la tradizione celtica torna sulla terra rinnovata dal suo viaggio.






Sono rigorose e pulite le linee di Casa Preti, il designer Mattia Piazza, legato ai suoi affetti e alle linee classiche, ha dedicato la collezione alle donne della sua vita.



Tra musica classica e una voce femminile narrante che dettagliava la funzionalità dell’abito, la passerella è stata un alternarsi di neoprene (che regalava morbida plasticità agli outfit), sete, velluti e cotone, linee classiche ma in movimento dai colori neutri, toni forti come blu e verdi per poi passare a una scala dai grigi al nero.
Di grande impatto sono stati gli interventi in passerella da parte di designer come Canaku, marchio Made in Italy che prende il nome dal fondatore e direttore creativo Jurgen Canaku, ad Altaroma con la collezione “No dress code” ha portato un’eleganza dandy maschile a metà tra il classico e la tradizione del suo paese, l’Albania. Lo fa scrivendo una lettera a se stesso parlando dello stretto rapporto che lo lega al potere della moda, alle sue origini e alla creatività.



I suoi outfit hanno visto in passerella un uomo sicuro di sé, che ha saputo distruggere e trasformare con una nuova eleganza camicie, abiti della tradizione creando un guerriero romantico e capi spalla per una nuova visione di insieme che fugge dall’idea stigmatizzata del dress code.
Altro nome interessante nel panorama della moda è quello di Satoshi Kuwata, fondatore del marchio Setchu, che ad Altaroma ha presentato la collezione “2D to 3D”, ispirata al processo di trasformazione di un oggetto da 2d a 3d attraverso la manipolazione che diviene drappeggio sul corpo, portandolo a sua volta ad un’infinità di trasformazioni.



Il designer grazie ai suoi lunghi viaggi e all’esperienza nella moda per marchi come Givenchy, ha saputo nel tempo affinare l’occhio per la raffinatezza, permeato dalla conoscenza per diverse culture, per la tradizione e per l’artigianato, ma con una giusta dose di ironia. Quella di Setchu è stata una passerella emozionante e di grande impatto.



Lucia Chain è un brand Italo-argentino con sede in Piemonte, il marchio sposa la filosofia della biodegradabilità, ogni capo viene realizzato secondo il principio della slow production, riducendo fino allo zero gli sprechi di materiali tessili.



Simone Tessadori per Altaroma si è lasciato ispirare dalla bellezza senza tempo di Edie Sedgwick, musa ispiratrice e amore platonico di una vita per Andy Warhol. Il designer ha portato sulla passerella la forza ma anche la fragilità di una donna dall’anima tormentata, come a restituirle nuova luce, a metà tra l’arte colorata e creativa del re della pop art e la morbidezza scultorea e senza tempo delle opere di Antonio Canova. Sulla passerella si sono così alternati outfit che fasciavano il corpo ad altri dallo stile androgino e sensuale come Edie.



Altaroma si è infine conclusa con l’eleganza di International Couture; così, tra scatti rubati alle celebrity e ai look più belli dentro e fuori le sfilate, Altaroma chiude e ci dà appuntamento alla prossima edizione estiva. Non ci resta che attendere!

